Comunità Ebraica di Alessandria (I Versamento)


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Introduzione archivistica “Il 13 dicembre 1943, in piazzetta Bini, fu ucciso in un attentato un esponente del fascismo locale, il tenente colonnello Salvatore Ruggeri: forse fu opera dei GAP. La reazione fu immediata: i fascisti occuparono il Tempio di via Milano e distrussero tutto era possibile distruggere, rubarono tutto quanto era di valore, gettarono dalle finestre ciò che era intrasportabile (banchi, arredi, libri) che poi bruciarono in piazza Rattazzi, oggi della Libertà. Il danno materiale fu enorme, come il danno culturale: non abbiamo oggi più nessun documento sulla Comunità. L’archivio, la biblioteca, i documenti, tutto andò perduto” I documenti che sono descritti nel presente inventario sono dunque la piccola parte del patrimonio documentario della Comunità di Alessandrina che si salvò dalla distruzione del 1943 e dalle carte prodotte dall’Amministrazione della Comunità dal 1945 al 1980 circa Si tratta di 671 unità archivistiche, comprese nell’arco cronologico 1788-1986, in cui parte preponderante hanno i documenti relativi alla gestione amministrativa e contabile della Comunità di Alessandrina. Sotto l’amministrazione della Comunità di Alessandria si trovavano tuttavia, in questi due secoli anche i seguenti altri enti: Alessandria Opera pia ”Ghemilud Chasadim” ossia Compagnia della carità e della morte Opera pia Giuseppe Vita Pugliese Opera pia Debora Levi Vitale Opera pia Rafael Jair Pugliese (dal 1957) Opere pie Unificate Acqui Comunità ebraica Opera pia di beneficenza israelitica Opera pia Samuel Levi (fondatore del Collegio Israelitico) Opera pia Matassia Levi Opera pia coniugi Montalcini Asti Comunità ebraica Congregazione israelitica di Carità e Beneficenza Istituto infantile ed elementare israelitico Clava La legge Falco del 30 ottobre 1930 determinò una riorganizzazione complessiva della struttura delle Comunità ebraiche italiane. Sulla base di questo ordinamento le Comunità di Acqui e Asti, oramai ridotte a poche decine di persone, persero la loro autonomia e passarono sotto la giurisdizione della Comunità di Alessandrina. Questo non significò nella pratica la perdita della tradizione ebraica e della vita comunitaria per i piccoli centri. Ciò che venne attribuito alla Comunità di Alessandria fu la gestione contabile degli altri enti che tuttavia continuarono a produrre la propria documentazione autonoma. Ciò che dunque si trova all’interno dell’Archivio Storico della Comunità di Alessandria non sono archivi o parti di archivi aggregati di Asti ed Acqui, ma solo quella parte di documentazione necessaria alla corretta amministrazione contabile. Le carte sono state trovate negli uffici della Comunità di Alessandrina prive di un ordinamento archivistico preciso, suddivise, per la parte ottocentesca in pacchi, e per quella novecentesca organizzate in fascicoli relativi a ”Pratiche”. Nel riordinare i documenti, è stata loro attribuita una classificazione di massima, ricalcata su quella dell’archivio, molto più corposo e strutturato della Comunità di Saluzzo, salvaguardando tuttavia lo scheletro di ordinamento novecentesco. L’inventario, corredato di indice degli antroponimi, presenta una descrizione all’unità archivistica organizzata come segue: "Istituto Clava. Pratica relativa e R. Decreto di approvazione 14 agosto 1870" Pratica relativa all'erezione in corpo morale dell'Istituto Infantile elementare israelitico di Asti con allegato atto di donazione dei fratelli Isacco Anselmo e Todros Vita Clava fu Elia Moise della casa, cortile e giardino dell'Istituto (22 novembre 1868), regolamento a stampa dell'Istituto, primo progetto di statuto organico, con decreti di approvazione e statuto organico definitivo a stampa 1 quaderno 1868 - 1870 faldone 1 2 2 Numero di corda: Numero univoco del fascicolo: si trova sulla camicia del fascicolo. Titolo dell’unità archivistica Il primo campo, a sinistra, in grassetto indica la segnatura del fascicolo. La colonna centrale riporta, sottolineato il titolo dell’unità archivistica e, ove sia stato necessario, una descrizione dettagliata del contenuto All’estrema destra si trovano gli estremi cronologici di datazione dell’unità. Cenni Storici Le prime notizie di una presenza ebraica ad Alessandria risalgono alla fine del XV secolo, quando la città faceva ancora parte dei possedimenti del Ducato di Milano: la Comunità derivò infatti dallo sviluppo di due famiglie di banchieri, i Vitale de’ Sacerdoti ed i Coen Sacerdote, che ottennero il diritto di installarsi in città e di restarvi anche dopo il decreto di espulsione degli Ebrei dal Ducato di Milano (1591). La loro presenza venne dunque regolata da un accordo ufficiale, ”condotta”, che stabiliva con precisione i diritti e gli obblighi a cui venivano sottoposti gli ebrei. Nel 1707, dopo la guerra di successione spagnola, Alessandria passò sotto il dominio sabaudo e gli ebrei alessandrini dovettero uniformarsi ala legislazione vigente nei territori di Casa Savoia: la loro presenza venne regolata da una condotta decennale e con il tempo venne anche imposto il pagamento di un tasso annuale. Con le R. Costituzioni del 1723 venne imposto agli ebrei di Alessandria, come a tutte le altre Comunità ebraiche del Piemonte, l’obbligo di risiedere in un ghetto e la perdita del diritto a possedere beni immobili . Tali divieti vennero imposti ad una Comunità che, secondo un censimento del 1729, era composta da 300 persone organizzate in 38 famiglie che salì, secondo il censimento del 1761 a 420 persone e 64 famiglie . Un incremento solo in parte fisiologico: le R. Costituzioni del 1723 stabilivano infatti che gli ebrei dimoranti in piccoli centri dovessero obbligatoriamente trasferirsi nel ghetto della città più vicina. I banchi feneratizi dovevano essere ancora la prima risorsa economica della Comunità, ma un ruolo estremamente importante giocarono, dalla seconda metà del XVIII secolo anche le filande di seta: nella sola città di Alessandria erano presenti 350 fornelletti. Dopo la prima Emancipazione napoleonica gli ebrei di Alessandria, come tutti gli ebrei del Piemonte, tornarono ad essere sottoposti alla legislazione segregante: i R. Decreti 1816 infatti ricalcarono in ampia misura le norme stabilite dalle delle R. Costituzioni del 1770, se si fa eccezione per la norma relativa alla condotta che venne abrogata, rendendo gli ebrei dei sudditi stabili di casa Savoia. La restaurazione del ghetto e delle restrizioni in materia di diritti di proprietà furono però un atto in buona parte solo formale, annullato definitivamente dai decreti 29 marzo e 19 giugno 1848, successivi allo Statuto Albertino. La vita delle Comunità, Università Israelitiche del Piemonte, venne regolata, nel 1857 dalla legge Rattazzi che restò in vigore fino al 1930 quando venne emanata la Legge Falco che stabilì la riorganizzazione dell’intero sistema delle Comunità ebraiche. Tale legge restò in vigore fino al 1938, anno in cui vennero emanate dal governo Mussolini le leggi razziali. Da un censimento interno della Comunità di Alessandria si sa che essa era composta da 245 persone suddivise in 89 nuclei familiari. 27 di queste persone vennero deportate e uccise tra il 1943 e il 1944. Attualmente la Comunità di Alessandria è stata inglobata in quella di Torino.
Data estesa
1501 - 2001
Soggetti Produttori
Descrizione Estrinseca
9 Categoria, 39 Serie, 36 sottoserie, 671 UA faldoni
Tipologia fisica
faldoni

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